|
News
| | | UN FUTURO CON UN AMBIENTE PULITO? - 21 Luglio 2010 | | | | Un Paese ad elevato livello di sviluppo e ad alti elevati costi del lavoro come l’Italia deve già da ora dedicarsi a costruire le fondamenta su cui costruire la nostra ripresa ed il nostro futuro.
Due sono le direzioni verso cui indirizzare con assoluta priorità i nostri sforzi e le risorse finanziarie a nostra disposizione. Questi settori sono le scienze della vita ( dai nuovi farmaci alle biotecnologie) e il grande campo dell’energia e dell’ambiente.
Essere “verdi” e intelligenti non significa solo “pulire” ma divenire leader in un enorme numero di nuove tecnologie, senza aspettare gli altri.
L’ondata delle innovazioni sta procedendo in 3 direzioni:
1- Produzione di energia (solare, eolico, biomasse ) e trattamento dei rifiuti;
2- Accumulo di energia ( nuove batterie più capaci di quelle di oggi);
3- Uso finale dell’energia (auto, motori elettrici e lampade che consumano meno e una rivoluzione completa dell’edilizia).
Non per nulla le due superpotenze, la Cina e gli Stati Uniti si sono convinte che la sfida delle fonti rinnovabili è decisiva. Non per ragioni etiche, ma perché sanno che l’industria verde può essere la via per uscire dalla recessione.
La tutela dell’ambiente, la salvaguardia dell’ecosistema, il rispetto per la natura e i suoi ritmi sono indispensabili per realizzare uno sviluppo equilibrato ed armonico delle nostre città. La ricerca di progetti innovativi capaci di promuovere una nuova, vera e sostenibile cultura ambientalista dovrà diventare uno degli obiettivi principali delle nostre Amministrazioni.
Nei prossimi anni, particolare attenzione dovrà essere posta all’elaborazione di un vero e proprio Piano Energetico Comunale, capace di impostare una nuova politica di gestione delle fonti energetiche utilizzate direttamente dalle Amministrazioni. Dovranno essere predisposte le linee guida per rinnovare e ripensare la politica energetica prevedendo la realizzazione di impianti fotovoltaici e di impianti solari termici sugli edifici pubblici.
Le Amministrazioni dovranno investire risorse nella realizzazione di eventi e incontri per promuovere una conoscenza migliore dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili e quindi incentivarne l’uso da parte della cittadinanza.
A questo punto il nostro Partito, fa appello ad un grande sforzo congiunto da parte delle strutture pubbliche e delle imprese per mobilitare tutte le forze disponibili per inseguire questo importante capitolo del futuro che ci sta sfuggendo.
Dobbiamo farlo ora, perché un grande progetto di questo tipo ha bisogno di tempo.
Non basta infatti reperire risorse finanziarie aggiuntive ma bisogna obbligare Stato, Regioni ed imprese a camminare in un’unica direzione.
Nell’attesa, certamente è importante che la crisi finisca ma è molto più importante prepararci a costruire il nostro futuro.
|
| | | | L’UNITA’ D’ITALIA DEVE ESSERE UN VALORE PER TUTTI NOI - 18 Giugno 2010 | | | | Riguardo al passato centocinquantenario dell’Unità d’Italia, si vedono emergere, tra loro strettamente connessi, giudizi sommari e pregiudizi sul quel che fu nell’800 il formarsi dell’Italia come Stato unitario e bilanci tendenziosi, del lungo cammino percorso dopo il cruciale 17 marzo 1861. C’è infatti chi dice, con disinvoltura, che sono sempre stati fragili le basi del comune sentire nazionale e chi tratteggia il quadro dell’Italia di oggi in termini di radicale divisione, da ogni punto di vista.
Crediamo che l’unità d’Italia fosse inevitabile, come in tanti altri paesi dove sono nati gli Stati nazionali, sulla base di una lingua e una cultura tutto sommato comuni, anzi da noi si è arrivati in ritardo, quindi non ha senso negare il valore dell’unificazione. Semmai il punto è “quale unificazione?”. Quindi anche la “provocazione dissacratoria” dei leghisti può avere in fondo il suo valore se ci invita ad una analisi più critica e meno retorica. Cosa sarebbe successo, ad esempio, se l’Italia si fosse unita nel segno del federalismo di Carlo Cattaneo , anziché sotto il regno sabaudo ? Forse ci saremmo evitati il Fascismo con tutta la sua retorica statalista, patriottica e nazionalista ? Chissà. Comunque prima di celebrare il centocinquantesimo anniversario, è giusto ricordare i vizi di origine di quella costruzione, gli alti e bassi, mettere a fuoco le incompiutezze, la cui più grave tra loro tra esse resta quella del mancato superamento del divario tra Nord e Sud.
Da Sud a Nord non si fa altro che gettare fango sull’operato di uomini di indiscusso amore per la Patria ( Cavour, Garibaldi ecc.), una Patria che proprio grazie al loro contributo è sorta ed è stata resa grande.
Dalla Sicilia si ode chiara e forte la volontà accusatoria verso Garibaldi. Qualche esponente del Nord arriva a proporre le stesse accuse a Cavour.
Non si può certo ignorare che negli ultimi anni un’intensa e subdola attività divulgativa è stata messa in atto per far emergere nelle nostre coscienze che i mali di questa nostra Italia provengano da un errore di fondo, un errore che viene dalla nascita stessa dell’Italia moderna ossia della sua forma unitaria. Questa attività “informativa” è stata lanciata inizialmente dalla Lega che a suon di urla ha voluto far passare il concetto di “Padania”. Ma cos’è la Padania? Nella nostra storia non è mai esistito questo nome.
La Lega, ha avuto tuttavia il merito di aver scoperchiato il “vaso di Pandora” degli sprechi dello Stato pagati ingiustamente dalle regioni settentrionali e, soprattutto, ha il merito di aver posto la questione federalista.
Questo stato di cose ha ora una sponda altrettanto forte nel mezzogiorno di Italia:
quasi si volesse porre in atto un sistema centrifugo che miri alla dissoluzione dell’Unità di Italia: Raffaele Lombardo, a capo di un potentissimo movimento autonomista in Sicilia, ora allarga le sue mire all’intero Mezzogiorno.
Siamo certi che questo attacco subdolo al Valore dell’Unità di Italia non sia invece parte di una sorta di cambio culturale che vede nell’eliminazione dell’Unità Nazionale, il suo obiettivo primario? E’ certo che il sentimento diffuso è di crescente “voglia di indipendenza”.
Affrontare la questione meridionale è un dovere della comunità nazionale e un impellente interesse comune per garantire all’Italia un più alto livello di sviluppo e di competitività, per crescere di più e meglio insieme.
|
| | | | QUESTO SENATORE HA L’OBBLIGO DI DIMETTERSI! - 04 Giugno 2010 | | | | Accusato, arrestato e assolto due volte da magistrati poi entrati in politica e nello stesso partito.
L’assoluzione in appello, dopo diiciassette anni, di Rino Formica non può essere liquidata con una semplice notizia di cronaca come vorrebbero ancora una volta i beneficiari e gli autori della strage mediatico giudiziaria ai danni della classe politica che era stata protagonista, nel bene e nel male, dei primi cinquanta anni della repubblica italiana.
I tempi sono maturi per tentare di illuminare le macchinazioni, le responsabilità, i mandanti ed anche i beneficiari di quello che fu un vero e proprio golpe ai danni del Paese.
Formica venne coinvolto nella vicenda dei nastri trasportatori del porto di Manfredonia, in provincia di Foggia, per realizzare i quali l’imprenditore Ottavio Pisante dichiarò di aver dovuto sborsare tangenti ad esponenti DC, PSI e Psdi.
Non fu l’unico esponente illustre della famiglia socialista ad essere tirato dentro questa vicenda ingiustamente: come lui fu accusato anche l’ex segretario socialdemocratico Antonio Cariglia.
Cariglia, ora scomparso, dovette aspettare “soltanto” dodici anni per vedere conclamata la sua innocenza: fu infatti assolto già in primo grado, nel 2004.
L’imprenditore Pisante negò sempre di averli mai conosciuti o di avere dato loro una sola lira. Invano i due pubblici ministeri procedenti, Massimo Lucianetti e Roccantonio D’Amelio cercarono di indurre altri accusati a coinvolgere i due “pesci grossi”. Di Cariglia nessuno parlò mai e nemmeno di Formica. Appena un anno dopo, il PM Roccantonio D’Amelio ( ora scomparso) si presentò candidato al parlamento per il PDS: da rabbrividire.
Intanto Formica dovette subire un altro ingiusto processo: quello del primo scandalo della sanità pugliese che ruotava attorno al “re delle cliniche private” Cavallari per il quale fu anche arrestato. Quattro anni di sofferenze e poi, nel 1999 l’assoluzione con formula piena.
Due arresti, due processi, due assoluzioni come è avvenuto in tantissimi altri casi durante “l’epopea” di Tangentopoli: ce ne è abbastanza per pretendere una rivisitazione seria di quegli anni. Soprattutto ora che (si legga articolo in altra parte di Pensalibero) sembra iniziata una campagna per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica per pilotarla nelle nebbie eterne della mafia e dei suoi mai illuminati “terzi livelli”.
Perché non solo il sostituto procuratore dell’inchiesta sui nastri trasportatori venne candidato dal PDS appena un anno dopo l’inizio della sua inchiesta. Il PM dell’inchiesta barese nei confronti di Formica ha fatto di più. Da oltre dieci anni siede al Senato della Repubblica, prima come DS e poi come PD. Ha fatto anche il sottosegretario ed è stato chiamato in causa come possibile tramite tra procura barese e ambienti politici e giornalistici in occasione dell’inchiesta sul giro di escort baresi e sanità.
Lui, Maritati, il pallino della politica lo aveva sempre avuto. Infatti era stato candidato per il PSI già nel 1983. Venne trombato e – secondo quanto detto da Formica al Corriere della Sera – non deve averla presa affatto bene.
Ovviamente, non c’è da meravigliarsi se una persona, messa sotto processo, viene poi assolta. E nemmeno la lunghezza dei tempi è la cosa più grave.
La vera insopportabile anomalia è che un pubblico ministero sfrutti la sua posizione per farsi eleggere. Da questo punto di vista la Puglia ha un concentrato di magistrati entrati in politica da fare rabbrividire, ivi compreso l’attuale sindaco di Bari, Emiliano.
Ecco perché diciamo che Alberto Maritati, cui niente addebitiamo dal punto di vista giudiziario, ha l’obbligo politico di dimettersi da senatore. Ha accusato ingiustamente e distrutto un partito, il PSI, troncando la carriera del suo leader più prestigioso in Puglia. Non può stare in parlamento per “grazia ricevuta” da Massimo D’Alema, anche lui eletto in Puglia ed anche lui inquisito (senza conseguenze) da Maritati.
Assieme ad altri siti e blog, Pensalibero è disposto a portare avanti una campagna per le dimissioni del senatore e pm Alberto Maritati, al fine di restituire maggiore credibilità alla politica ed alla magistratura.
Pensalibero
|
| | | | 1° Maggio 2010 = FESTA DEL LAVORO NERO E DEI DISOCCUPATI !! - 12 Maggio 2010 | | | | Nasce nel 1889 a Parigi, durante il congresso della Seconda Internazionale, l’idea di una grande manifestazione da organizzare, in modo simultaneo in tutti i paesi e le città, dove i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge, la giornata lavorativa ad 8 ore. La scelta della data fu quella del 1° Maggio.
“ In questo giorno tutti i lavoratori, coscienti dei loro diritti, dovranno lasciare il lavoro per far vedere ai padroni che, malgrado le distanze e le diffrenze, i lavoratori sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte ai fannulloni il posto che è dovuto a chi lavora.”
1° Maggio 2010 = Festa dei senza lavoro al Nord
1° Maggio 2010 = Festa del lavoro nero al Sud.
L’onda montante della distruzione dei posti di lavoro ha colpito le regioni italiane in modo diverso aggravando, ma anche generando situazioni differenziate.
Le regioni del Centro e del Nord hanno avuto l’aumento più marcata dei disoccupati. La maggior tenuta delle regioni meridionali è solo un effetto statistico. Il fenomeno che spiega la contrazione dei disoccupati “ufficiali” nel meridione è legata ad un aumento esponenziale del lavoro nero.
Le occupazioni dell’economia sommersa funzionano da vero e proprio ammortizzatore sociale, fornendo sostegno al reddito dei senza lavoro, facendo sparire una parte dei disoccupati meridionali tra gli inattivi.
Ma come siamo arrivati a questo punto ? Capifamiglia che vagano alla ricerca di un lavoro fino ad arrivare ad usufruire delle tante iniziative delle varie Charitas od altre organizzazioni simili. Non sono più gli stranieri che si rivolgono a loro, ma persone che fino a 4-5 anni fa avevano un reddito da poter mantenere, dignitosamente la famiglia.
Ma cosa si deve festeggiare il 1°Maggio 2010 ?
Anche i “padroni” sono senza lavoro ! Non sarà certamente un giorno di lavoro in più che potrà fare la differenza, ma i Sindacati difendano questa Festa allo stesso modo di 20 anni fa, davanti ad una realtà completamente diversa.
Bisogna ribadire la centralità del lavoro come fondamento sostanziale della democrazia.
Bisogna evitare di coltivare l’illusione che la sola destrutturizzazione dei rapporti di lavoro sia la panacea contro la concorrenza di paesi ( Cina, India ecc.) dove il costo della manodopera è proprio irrisorio.
Da quando sono apparsi in televisione i guru che ci volevano far capire che i mercati di alcuni paesi erano formidabili, noi tutti ci abbiamo creduto e grazie alla tanta agognata globalizzazione siamo arrivati a rinnegare quel periodo in cui il nostro mercato andava bene ( circa 10 anni fa ed oltre ). La questione del lavoro è ora più che mai una questione sociale. Con la “globalizzazione” le economie mondial sembrano interconnesse, i mercati borsistici strettamente collegati, le aziende non solo quelle multinazionali, ma anche le medie e le piccole aziende, sono in grado di dislocare la produzione fuori dai confini nazionali, laddove è più conveniente.
Tutto è strettamente collegato per cui si può tranquillamente dire che un respiro in più a New York produce conseguenze concrete e spesso imprevedibili in tutto il mondo.
Gli sati nazionali sembrano ormai segnare il passo, realtà obsolete. Persino i gloriosi stati europei, ricchi di una forte identità storica, hanno portato a termine un’unione che non è soltanto economica, bensì politica e amministrativa.
Si ha effettivamente una maggiore libertà e benessere per tutti i cittadini ?
O tutto ciò costituisce un pericolo ? Lo vediamo sotto i nostri occhi quotidianamente. Lavoratori in ginocchio forese dovuto anche a questa omologazione consumistica e alla fine della ricchezza delle tradizioni locali ?
Non ci sarà forse sotto il concetto di globalizzazione inventato e propagandato dal potere economico, un nuovo e più feroce colonialismo, il dominio incontrastato delle multinazionali, l’oppressione “scientifica” dei poveri del mondo e persino delle classi medie della società ?
Coloro che sono andati in piazza a scioperare pur essendo senza lavoro, devono capire che ora non è più quel tempo e quell’età….
Bisogna rimboccarsi le maniche e prendere quello che ci serve per la sussistenza. Tutto il resto è solo una discussione filosofica, sulla quale si dicono fiumi di parole e basta! |
| | | | SIAMO TUTTI FRATELLI D’ITALIA? - 17 Marzo 2010 | | | | Un piccolo imprenditore, circa un mese e mezzo fa ( nel Veneto e non al Sud!!) in grandi difficolta’ economiche tali da non poter pagare piu’ i propri dipendenti, si e’ suicidato.
Il nostro Paese fa pagare un prezzo altissimo ai propri figli, forse quelli piu’ onesti, piu’ impegnati e piu’ utili al sistema. Un sistema che si sta distruggendo da solo pur di lasciare certi privilegi a potenti intoccabili. Chi esercita un lavoro autonomo, chi apre una piccola impresa, in un contesto del gener deve fare quasi una corsa ad ostacoli, alcuni dei quali insormontabili a partire dalla grande burocrazia, all’altissima pressione fiscale e previdenziale. In poche parole una specie di eroe coraggioso destinato a morire in guerra.
Il piu’ delle volte il lavoro autonomo e’ scelto proprio da quelle persone, che non avendo l’aiuto di “nessuno”, non possono fare altrimenti.
Gli ostacoli piu’ insormontabili sono i crediti da attivita’ svolta che non venendo pagati, vanno a finire in una corsia di tribunale (ospedale?) dove le cause possono durare diversi anni, rendendo cosi’ l’artigiano un soggetto malato che puo’ arrivare fino al suicidio.
Ma allora, perche’ lo Stato e’ cosi’ capace di incassare i propri crediti con qualsiasi mezzo, pignorando qualsiasi cosa, anche per poche migliaia di euro, che appartiene al contribuente moroso? Mentre invece per accedere a qualsiasi appalto pubblico lo stesso Stato richiede al contribuente di essere in perfetta regola con i versamenti dei contributi, attraverso un documento chiamato DURC? Perche’ non si creano le condizioni, attraverso l’approvazione urgente di una norma, che faciliti l’incasso dei crediti, con procedure veloci? Perche’ una busta paga di un dipendente, un estratto conto bancario fanno fede per atti esecutivi e la fattura di un artigiano no?
Vorremmo ricordare che per essere in regola con i versmenti (DURC) bisogna incassare in modo veloce i crediti!
“Fratelli d’Italia”, un’unica Magistratura, uno stesso modo di incassare i crediti in maniera tempestiva!
|
|
News trovate: 92 Pagina 1 di 19 - successiva
|